Premessa
La premessa in essere è la prima premessa arrivata dopo aver scritto per intero il pezzo. Ciò vuol dire che non ci sono argomenti da sintetizzare per creare tensione emotiva nel lettore. Non c’è nessuna buona lettura da augurare. Di seguito non c’è nessuna verità fondamentale ai fini della fine o meno di questo mondo o di un altro.
Lettura
È un po’ di tempo che cerco un po’ di tempo che sembra essere sempre troppo poco anche per il minimo sindacale. L’ultimo anno è passato rapido e inesorabile senza lasciare quella contezza di un tempo che è stato sempre immobile senza immobilizzarsi mai. Probabilmente è stato l’anno di tante consapevolezze e del desiderio più vero e sincero di un cambiamento; di un reiterato sentimento di serenità che aspetti come aspetteresti un pacco ordinato e perso senza che nessuno ti abbia mai avvisato perché risulta consegnato, ma a chi non si sa.
Nella banalità del cambiamento cambiamo anche noi e cambiano i volti e le frequenze con cui quei volti si avvicendano nelle nostre vite. Ci sono legami che si impigriscono e legami che si slegano senza la voglia di farlo, ma semplicemente perché contaminati da impegni che rubano energie e stimoli.
Chissà quando e come si cambia.
Chissà perché ci vediamo sempre con gli stessi occhi, giorno dopo giorno, e ci rendiamo conto di vivere vite diverse solo quando ci sediamo e ripensiamo a quante situazioni avremmo affrontato diversamente qualche vita fa. Siamo una parabola che ascende e discende in questo spazio tempo indefinito in cui non siamo coscienti all’inzio e siamo incoscienti riguardo la sua fine.
Tutto ciò che siamo è polvere nel vento.
Spesso restiamo fermi il tempo necessario per pensare a tutte le cose che vorremmo e potremmo fare senza fare nulla di ciò, ma senza fare altro per non sentirci più in colpa per aver disatteso impegni pregressi. Viviamo di ritmi non nostri, alla mercé di un senso che non si sa se mai arriverà. Accendiamo la TV con la speranza di non dover scegliere, scorriamo le dita su un cellulare con la stessa curiosità di chi ha smesso di essere curioso. Sognamo ad occhi chiusi e ci svegliamo avendoli dimenticati perché, spesso, sognare a occhi aperti non porta altro che altra frustrazione.
Avrei bisogno di una vacanza. Avrei bisogno di poter cantare a voce piena una canzone che dieci anni fa avrei cantato senza nessun timore. Avrei bisogno di vivere la mia compagna di vita senza l’oppressione mentale di non avere da offrire tutto ciò che vorrei offrirle.
Chissà quando è diventato difficile vivere e chissà se è mai stato semplice farlo. Chissà quando abbiamo deciso di dedicare la vita a qualcosa che lascerà tracce indelebili nella nostra anima, ma nessuna traccia tangibile su questa terra.
Diventeremo prima marmo e poi, tra chissà quanti anni, non avremo discendenti che ricorderanno il nostro nome e i fiori saranno sempre più rari. Ciò che mi fa sorridere è che questi sono pensieri che sto scrivendo in questi che sono giorni in cui mi sento addirittura in ripresa e in cui la mente pesa, ma non schiaccia.
Dovrei fare la mia ora di passeggiata in questo momento, altra nota dolente del mio avere estrema difficoltà a portare così tante novità alle mie abitudini; o semplicemente faccio fatica a ribaltare la mia vita in poco tempo. Ci sono cose per le quali siamo predisposti e altre no; ci sono persone che amano affaticarsi e affannarsi anche solo per il piacere di raccontarlo e ci sono persone che amano arrivare alla meta senza dover necessariamente sentire il cuore battere forte per la fatica; poi ci sono persone che alternano e persone che non necessariamente scelgono una corrente di pensiero e alle quali basta qualcosa per cambiare tutto.
Non lo so, questa sera ho soltanto voglia di scrivere qualcosa e probabilmente è il mio pezzo peggiore editorialmente parlando. Prima di decidere se pubblicarlo l’avrò letto, riletto e riscritto mille volte. Di una cosa sono certo però, non pubblico per la smania di farlo o per sentire che tenere aperto un dominio, in pausa da troppo tempo, è un inutile spreco. Questo spazio è sempre voluto essere un diario personale in maniera impersonale. Vive di un lettore al mese e magari quel lettore neanche saprà immedesimarsi in queste parole sconclusionate; e non credo neanche di avere pensieri immutabili, credo solo che riesco a scrivere meglio quando non sono al meglio perché quando lo sono probabilmente riesco a rasserenarmi diversamente e non trovo necessario sedermi davanti allo schermo di un computer con le luci soffuse della stanza.
È una di quelle sere in cui anche la musica che passa in testa è semplice e diretta, senza la pretesa di voler far scoprire nulla o fingersi sommelier della cultura musicale. Ho quella giusta stanchezza mentale che potrebbe farmi andare avanti a scrivere per ore, prosciugando la pozzenghera di pensieri tutto in una sera, ma è arrivato il momento di fermarmi con la speranza di non dover tornare qui sopra soltanto per aggiornare e manutenere questo dominio. A presto, o forse no… Poco importa.